#VeniceMarathon2018

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Partiamo da una considerazione. Ho vissuto 18 anni a Venezia e l’acqua alta per me era un gran divertimento. Mi si allagava casa, la scuola, la città, e si andava con quei 4 “mona” dei miei amici
a sguazzare con i celebri stivali verdi.

Oggi rido molto meno. La città è in ginocchio, quando accadono eventi come quello di ieri e di oggi
(che per chi non lo sapesse “si sommano uno all’altro).
La città non ride. La città entra in un silenzio attonito e disperato.
Ho amici che si battono ben più di me per difendere una città umiliata da giunte di incapaci, se non in mala fede. Per non parlare di fondi europei, nazionali e regionali sperperati come nell’ultimo progetto, quell’infausto Mose che come vedete in questo video non funziona per niente. A questi amici,
e a chi combatte con loro, va la mia stima e abbraccio.

Ciò detto vorrei circoscrivere il mio commento alla Maratona di ieri.

Non mi è piaciuto, per niente, lo spettacolo a cui ho assistito comodamente dal mio divano di casa.

Ho voluto però ragionare, esprimere un parere non a caldo, magari coadiuvato da qualche rapido consulto con chi ha corso, e con qualche autorevole “addetto ai lavori”.

Bene. Io penso che a volte ci si debba fermare.

Non esistono percorsi alternativi, mi dicono. Forse no, o forse sarebbe necessario avere (prima)
un piano B. Fondamente Nuove e Arsenale? Boh, magari mi sbaglio…

Non si può prevedere, mi dicono. Si può, INVECE, perchè è arcinoto che ottobre e novembre sono i mesi più a rischio. E soprattutto si sapeva da giorni che tra domenica e lunedì si sarebbe consumato questo evento di dimensioni disastrose.

Non si può togliere ai runner il sogno del traguardo. E’ Vero, non si può, SI DEVE. Perchè non si può pensare di maltrattare top runner costretti a una corsa innaturale e pericolosa (sulle passerelle i primi “sbrissavano” a ogni passo). Perchè non si può lasciare all’incoscienza di runner disinformati,
la scelta di correre o meno, in acque putride e contaminate, con magari vesciche e ferite ai piedi che facilmente si possono infettare. Perchè non si possono lasciare runner infreddoliti con scarpe inzuppate
ai piedi per ore… costretti a tornare a casa senza un paio di scarpe di ricambio.

E perchè non si possono leggere su Facebook didascalie tipo “Figata! oggi abbiamo corso nell’acqua alta”.

Non c’è niente di figo, e una certa fetta di runner diciamo un po’ miopi (per non dire peggio)
non sono in grado di capire quando il loro divertimento venga dopo.
Dopo il dramma di una città disperata.

Un commeto su “#VeniceMarathon2018

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